Laboratorio di Vita

Il sito del Servizio di Pastorale Giovanile Vocazionale
dei Frati Minori Cappuccini di Palermo

«Sì, scoprire Cristo è la più
bella avventura della vostra vita».
Giovanni Paolo II Messaggio per la GMG 1989

giovedì 9 settembre 2010

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Africa e crisi alimentare



 Lo scorso luglio, il commissario europeo allo Sviluppo, Louis Michel, ha difeso davanti al parlamento Ue la proposta che un miliardo di euro – destinato al finanziamento delle compensazioni degli agricoltori europei in caso di abbassamento dei prezzi dei loro prodotti e rimasto inutilizzato – potesse essere assegnato al sostegno della produzione nei paesi in via di sviluppo alle prese con gravi crisi alimentari. Louis Michel, interpellato da Nigrizia, spiega che l’aiuto è destinato «a consentire innanzitutto un miglior accesso a sementi e fertilizzanti, ma anche a costituire una piccola rete di sicurezza sociale che permetta di migliorare la nutrizione dei bambini più piccoli e che, quando è possibile, dia modo di intervenire sul prezzo del cibo, garantendone l’accessibilità anche ai più diseredati». I parlamentari europei, nel loro insieme, si sono mostrati favorevoli alla proposta. In settembre, l’eurodeputato irlandese Gay Mitchell ha proposto che 750 milioni siano spesi entro la fine di quest’anno e il resto nel 2009. Dal canto suo, il direttore della Fao, Jacques Diouf, ci ha così risposto: «Trovo sia un’iniziativa valida e la sostengo. Dopo tutto è una risposta all’appello che ho lanciato il 17 dicembre del 2007: mobilitare 1,7 miliardi di dollari per aiutare gli agricoltori dei paesi poveri e a basso reddito, in modo che siano in grado di poter produrre in un contesto in cui i prezzi di sementi, fertilizzanti e cibo per il bestiame sono aumentati più dei prezzi degli alimenti. Se non ci muoviamo per far sì che gli agricoltori poveri abbiano accesso a questi fattori della produzione, assisteremo il prossimo anno ad un abbassamento della produzione nei paesi in via di sviluppo». Ma al di là del 2009, i bisogni restano considerevoli. Continua Diouf: «Per raggiungere l’obiettivo del raddoppio della produzione alimentare mondiale entro il 2050, allo scopo di nutrire una popolazione che sarà all’epoca di 9 miliardi contro i 6 miliardi di oggi, è necessario investire ogni anno 30 miliardi di dollari». Come mettere insieme una tale somma? «È noto – spiega ancora il direttore della Fao – che la parte dell’aiuto all’agricoltura all’interno dell’aiuto allo sviluppo è passata dal 17% del 1980 al 3% del 2006. Se riusciamo a invertire questa tendenza, possiamo raggiungere almeno una parte dei nostri obiettivi». Il responsabile della Fao è consapevole che le responsabilità di questa situazione vanno condivise tra i paesi donatori e i paesi africani. E ricorda che la Fao, non da oggi, sta facendo un’opera di sensibilizzazione nei paesi in via di sviluppo: «A Maputo (Mozambico), nel 2003, in occasione di un vertice dell’Unione africana, abbiamo aiutato i ministri dell’agricoltura e dell’economia a preparare il programma di sviluppo agricolo per l’insieme del continente. In quell’occasione è stata anche approvata una risoluzione che impegnava gli stati a raddoppiare, nell’arco di cinque anni, il budget destinato all’agricoltura. Abbiamo visto dei progressi, ma siamo ancora lontani dall’obiettivo. Per questo mi sono recato all’ultimo summit dell’Ua (Sharm El Sheikh, 30 giugno 2008): per ribadire la necessità di mantenere questo impegno». A discolpa dei paesi africani, Louis Michel sottolinea che negli anni ’90 l’Africa è stata incitata dalla comunità internazionale ad aprirsi all’industrializzazione e ai mercati. E aggiunge: «È giusto aprire i mercati. Ma è necessario che un paese, quando si apre al mercato, abbia uno stato sufficientemente consolidato». In ogni caso, secondo il commissario europeo, l’agricoltura ha conosciuto forti disinvestimenti. Con i risultato che cinquant’anni fa l’Africa produceva beni agricoli più del suo fabbisogno e oggi non ha cibo sufficiente. Per Michel «occorre innescare una “rivoluzione verde” come quella che ha dato tanto successo all’Asia. Del resto i dirigenti africani si rendono conto che non possono essere sottomessi alle fluttuazioni dei prezzi e al deficit di produttività, e che devono adattare le loro politiche agricola alla realtà di oggi». Anche Ndiogou Fall, presidente del Comitato esecutivo della Rete dei contadini e dei produttori agricoli dell’Africa occidentale (Roppa), ritiene che la proposta di Luois Michel di incoraggiare la produzione agricola africana con un miliardo di euro sia una buona cosa. Tuttavia ritiene sia decisivo che le organizzazioni dei produttori africani siano associate a questo intervento. Perché gli agricoltori africani hanno bisogno di «un mercato sufficientemente robusto che consenta di vendere i prodotti». In che significa, in sostanza, che non bisogna scoraggiare i produttori africani togliendo prematuramente le barriere doganali e aprendo il loro mercato a prodotti agricoli europei sovvenzionati. Un punto di vista meno apprezzato in sede di Commissione europea… François Misser