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«Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Fil. 2, 5-8).
Come questo antico inno, scritto da san Paolo, ci rivela, Gesù non ha mai approfittato del suo titolo, ne della sua gloria. Al contrario, è rimasto umile ed obbediente, servendo suo Padre fino alla morte, questa morte che ci fa comprendere fino a che punto Dio ci ama. Per amore, egli ha voluto farsi vicino a noi e come dei bambini restiamo meravigliati davanti a tanta liberalità del Padre. Ma, questo Padre non può contentarsi del nostro semplice stupirsi; si aspetta molto di più da noi: ha bisogno di noi per continuare la sua opera di pace, di condivisione; la sua opera di gioia e d’amore.
Questo Giovedì santo, rivivremo l’ultima Cena, rivedremo Gesù dividere il pane con i suoi apostoli dicendo: «Fate questo in memoria di me». Dividere il pane di vita con gli altri, ecco il suo messaggio! Sono io così puro di cuore, così generoso per la condivisione? Non posso rimanere freddo di fronte alla tragedia che ha colpito l’Abruzzo e i dintorni della città di L’Aquila, dinanzi alle mani tese dei miei fratelli e delle mie sorelle che si aspettano da me conforto e solidarietà concreta.
Poi, questo Venerdì santo, noi ricorderemo gli ultimi istanti della Sua vita. Inchiodato alla croce, prima di morire Gesù dice: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno! ». Abbiamo ben capito l’insegnamento donato da Gesù sulla croce? Sono così umile di cuore, tanto umile per offrire il perdono?
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Siamo tutti figli di Dio e dobbiamo, qualunque siamo le circostanze, sforzarci di trovare negli altri una particella della bontà del Padre. La bontà, la tenerezza di Dio attraverso i nostri fratelli e sorelle… che sorgente di gioia! Quale pace inaspettata! Ma, come una pianta fragile, la pace va continuamente sostenuta con il dialogo, l’intesa fraterna, la mutua stima, la misericordia. In caso di conflitto bisogna saper abolire tutto l’orgoglio, fare il primo passo e porre così il gesto fecondo della pace.
La pace consiste nel costruire continuamente, ed è col nostro comportamento che noi possiamo fare regnare questa pace, essendo dei modelli di dolcezza e di misericordia, poiché la dolcezza disarma e la misericordia conduce alla pace. Potremo, allora, fare nostra questa preghiera attribuita a san Francesco: «Signore, fai di me uno strumento della tua pace! ».
La settimana santa ci farà rivivere gli ultimi momenti della vita di Gesù, fino al giorno glorioso di Pasqua. Con la sua resurrezione, Gesù ci ha provato che Dio è stato all’opera nella nostra vita d’ieri, che è presente nella nostra vita d’oggi e che continuerà ad operare nel nostro domani.
Dio è fedele alle sue promesse e ci dona una gioia che niente può eguagliare e nessuno ci può togliere: la gioia del Risorto.
Fr. Giovanni Pollani
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