Laboratorio di Vita

Il sito del Servizio di Pastorale Giovanile Vocazionale
dei Frati Minori Cappuccini di Palermo

«Sì, scoprire Cristo è la più
bella avventura della vostra vita».
Giovanni Paolo II Messaggio per la GMG 1989

lunedì 6 settembre 2010

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Mons. Sigalini: Fenomeni migratori ed accoglienza



Dio ha creato il mondo senza confini Riportiamo l’intervista rilasciata da Mons. Domenico Sigalini, vescovo di Paletrina e segretario della Commissione CEI per le migrazioni, ad Avvenire del 24 ottobre 2009.
Oggi sembra che il fenomeno migratorio sia un fatto mondiale inarrestabile. E' possibile una integrazione? Quali sono le strade da percorrere per questa integrazione? Il fenomeno migratorio è semplicemente un fenomeno che ha sempre caratterizzato la storia dell’umanità; non lo fermano le leggi, i muri, i respingimenti, lo stesso rischio della morte. Dio ha creato il mondo per l’uomo e lo ha fatto senza confini. Ha dato ad ogni uomo la possibilità di vivere, ma molti o hanno venduto la loro libertà o sono stati ingannati e derubati dai più scaltri. Oggi non è il senso dell’avventura che muove gli uomini, ma è la fame, il desiderio di libertà, la fuga dalle ingiustizie. L’integrazione è possibile purché non sia ridotta a livellamento, a cancellazione delle identità e sia collocata entro rispetto e amicizia tra popoli e persone. Tanto più che lo scambio di doni arricchisce vicendevolmente. Le strade della convivenza e della integrazione sono tutte quelle che finora l’uomo ha tentato, tutte riconducibili alla mutua accoglienza e arricchimento in uno stato di diritti e di doveri. L’esperienza della fede aiuta ancora di più a crescere insieme.
Farsi carico della storia di ciascuno Da Vescovo Cattolico, questo "arrivo massiccio" di migranti, molti dei quali di altra religione, non le fanno un po' paura? Assolutamente no. Dio è uno solo. E’ solo invocato diversamente; ha più volti perché sono i nostri che abbiamo attribuito a Lui. Ma è sempre Lui a svelarsi e a vincere le nostre sicurezze e le maschere che gli fabbrichiamo. Se si vive in dialogo scopriamo meglio il vero volto di Dio, c’è un arricchimento per tutti e nei piani di Dio questo incontro aiuta l’umanità a sradicare le guerre, ad alzare lo sguardo a Lui. Spesso faccio dibattiti in scuola con iman e rabbini. In una cosa fondamentale concordiamo: se gli uomini cercano il volto di Dio, l’umanità diventa se stessa, più bella e più solidale.
Come è possibile educare la nostra gente all'accoglienza e non alla paura dell'altro? Occorre assolutamente smettere atteggiamenti ideologici e elettorali. Molta politica sfrutta ai propri fini la paura o l’accoglienza senza progetto. Occorre guardare in faccia le persone concrete, farsi carico della storia di ciascuno. Non sono masse amorfe, ma persone con una storia e tutte indistintamente amate da Dio. Occorre riconoscere la dignità di ogni persona umana. Ciascuno ha ragioni di vita da offrire e da apprendere. La paura è spesso inventata ad arte e spesso è dovuta a carenze di riconoscimento dei diritti di tutti.
Gesù porta la croce di ogni naufrago sulle spalle La Chiesa, anche in questo campo dell'immigrazione, a volte è lasciata da sola a difendere la "persona". Quale è il ruolo della Chiesa oggi? Come si sente a "combattere" in solitudine? Grazie a Dio ci sono molte energie a disposizione dell’accoglienza e della soluzione dei problemi dell’immigrazione. La Chiesa non è sola a fare questo lavoro e deve sforzarsi di fare rete con tutte le iniziative degli uomini di buona volontà. Ha inoltre un suo messaggio specifico da portare che è il vangelo, una storia di salvezza piena, una risposta da dare agli interrogativi profondi dell’umanità. Spesso proprio questo riferirsi a Dio aiuta le popolazioni immigrate a ritrovare qualcosa che hanno lasciato e credono di aver perso per sempre. Non hanno bisogno solo di opulenza e di fame , ma anche ragioni di vita e di fede.
Gesù, sulle coste dell'Italia, guardando arrivare un barcone... come si comporterebbe oggi? Che cosa direbbe? Moltiplicherebbe ancora i pani e farebbe sgorgare sorgenti di acqua per spegnere l’arsura della vita; direbbe ancora: venite a me voi che siete affaticati e oppressi, si domanderebbe però anche perché arrivano sempre questi barconi, chi li manda, chi sfrutta queste povertà e avrebbe non solo parole di fuoco per i trafficanti di persone, ma anche guai a voi per chi sfrutta al loro disperazione e ve li ricaccia. Soprattutto passerebbe per tutte le nostre città opulente a interrogarci su che cosa abbiamo fatto del suo vangelo e della vita che ci ha dato in abbondanza. E si prenderebbe ancora una volta la croce di ogni naufrago sulle spalle e aprirebbe una processione di uomini e donne che lo seguono da cirenei o da asciugatrici del volto di sofferenza dei nuovi crocifissi. (Per gentile concessione dell’Ufficio stampa di Connecting people)