May
4
2013

Fare spazio è mostrare il "Sorriso" di Dio

    Il Vangelo di questa domenica (Gv 14, 23-39) continua a rivelare l’umiltà di Dio infatti incontriamo Gesù il quale dice di stare preparando un posto presso il Padre e pertanto non lascia orfani i suoi.
         È interessante questo accostamento, non avere posto è un po’ come restare orfani mancare di un Padre. La paternità di Dio si esprime con il fare spazio, dare posto ai figli, è questa la logica dell’amore. Sorprende pensare che alla sua nascita Gesù non trova un posto, “non c’era posto per loro in un alloggio”, l’umanità deve ancora imparare che cosa significa far posto!
         Ama chi non occupa tutto, ma chi fa spazio all’altro, lo accoglie dentro di sé, nella sua di vita. Così è di Dio che ha fatto spazio nella sua vita, anche nella sua relazione intima ove non c’è più soltanto il Padre, il Figlio e lo Spirito, ora all’interno di questa relazione trova spazio l’intera umanità. Pensiamo “semplicemente” all’Evento dell’Incarnazione, da quando Dio si è incarnato non è più lo stesso! Cioè ha accettato di vincolarsi intimamente con la creatura, di favorire una vicinanza estrema, tanto che ancora oggi quando il popolo dei battezzati si riunisce a celebrare Eucarestia ecco che Lui si rende presente, il popolo ha la capacità di rendere presente Dio.More...

May
1
2013

Se hai fede... Puoi!

Domani i MdS tornano in strada per animare la Giovaninfesta organizzata dal Servizio di Pastorale giovanile della Diocesi di Agrigento. A Sambuca di Sicilia lo slogan “SE HAI FEDE, PUOI..!.” guiderà la giornata di condivisione, gioco, canti e preghiera.  Anche noi capaci di sognare se poggiamo la vita in Cristo.

Apr
21
2013

La Cura del Bel Pastore

    Oggi celebriamo la Giornata Mondiale per le Vocazioni. Padre Francesco, il Vescovo di Roma, recuperando l’immagine del Bel pastore proposta dal Vangelo (Gv 10, 27-30), indica quale stile è chiamato a vivere ogni Pastore a servizio nella Chiesa. La cura del Gregge secondo il cuore di Dio.
     Penserei da tre dimensioni che ci permettono di sintetizzare lo stile proposto da Gesù. 
     In primo luogo partire dalla dimensione dell’ascolto. Se di Dio si può dire che “In principio è la Parola” dell’uomo si può dire che “In principio è l’Ascolto”. L’essere umano è relazione e ciò significa che non può chiudersi in se stesso per vivere, ha bisogno di mantenersi aperto all’ascolto per trovare la propria direzione di vita, vivere emozioni e nutrire desideri. La persona che pretende di bastare a se stessa volendo diventare “parola” per l’altro, ergendosi ad idolo, di fatto non vive relazioni ma soggioga, manipola, asserve l’altro a se e ciò spegne la propria ed altrui vita. Noi viviamo se permaniamo in ascolto, Gesù dice che il gregge ascolta e riconosce la voce del Pastore che si prende cura. Ascoltare l’altra persona ci permette di cogliere, dal tono e dalla cadenza oltre che dai contenuti, il sentimento che nutre per noi. Ascoltando la Voce di Dio ciascuno può mettersi in cammino perché si sente amato. Il discepolo ascolta e segue, dall’ascolto nasce la sequela.  
      Un secondo aspetto è l’uscire dalla logica di appropriazione. Così oggi ha ribadito padre Francesco: “ricordate che la Parola di Dio non è proprietà vostra, è Parola di Dio. E la Chiesa è la custode della Parola di Dio … per favore, non vi stancate di essere misericordiosi. Con l’olio santo darete sollievo agli infermi e anche agli anziani: non abbiate vergogna di avere tenerezza con gli anziani. …  siete pastori, non funzionari. Siete mediatori, non intermediari. Abbiate sempre davanti agli occhi l’esempio del Buon Pastore, che non è venuto per essere servito, ma per servire, e per cercare di salvare ciò che era perduto”.
Gesù si definisce quale Bel pastore e spiega questo attraverso l’esempio di vita, non è un “bel parlare” come spesso accade, non possiamo nutrirci di “belle parole” anzi queste ci strappano la verità e, di conseguenza, la bellezza della vita! More...

Apr
6
2013

L'esperienza pasquale è frequentazione quotidiana

       In questi giorni la liturgia, per un’intera settimana, torna a riproporci le apparizioni del Risorto ai discepoli, come a significare l’insistenza di Dio ed il bisogno di frequentazione di quei fatti per poterli accogliere e comprendere.
          In realtà ciascuno di noi ha bisogno di una frequentazione assidua e quotidiana per potersi affezione a Dio, o meglio cogliere il suo affetto per noi. L’esperienza pasquale appartiene al cristiano che si lascia frequentare da Dio e pertanto si dispone a questa amicizia. Altrimenti la preghiera di un momento o un limitato periodo mai riuscirà ad aprire i nostri occhi e scaldare il cuore.
         In questa domenica intitolata alla Divina Misericordia assistiamo ad un nuovo incontro, l’ennesimo, che sembra darci indicazioni importanti sul come nutrire la nostra vita pasquale.
         I discepoli hanno ascoltato dalle donne il racconto della tomba vuota. Già per chi aveva visto il sepolcro vuoto era stato difficile comprendere, credere che non avessero trafugato il corpo inerme del Maestro, per i discepoli che hanno ricevuto quell’annunzio la comprensione è ancora più difficile!
        Sono disorientati, e ora si trovano nel cenacolo il luogo in cui il Maestro aveva dato loro da mangiare il suo corpo, e consegnato le ultime istruzioni: il comandamento dell’amore ed il significativo gesto della lavanda dei piedi.
       È sera, è la sera di un giorno, in realtà nella computazione ebraica sarebbe l’inizio del giorno nuovo, di fatto indica la sera di un giorno, quello di Pasqua, che non ha tramonto. Si fa sera nel nostro giorno quando non abbiamo più la capacità di vedere, di accogliere la luce.
       Questa è la loro disposizione d’animo, la chiusura, e aggiunge il testo indicando che stanno lì perché presi da paura. Si ritrovano assieme perché dominati dalla paura ed infatti “ognuno sta presso di sé”. È l’esperienza che facciamo noi umani quando viviamo da estranei cioè chini su noi stessi, pronti a difenderci dall’altro, considerato non come fratello ma come potenziale nemico.More...

Mar
31
2013

Pasqua, desiderio del Cielo

   Celebriamo la Pasqua dono di Vita nuova. Qua a Gerusalemme il Sepolcro vuoto dice, come allora, che Cristo è Risorto.
             Allo stesso modo nelle nostre esistenze siamo chiamati ad abbandonare i luoghi di morte e volgere lo sguardo ove Cristo ci attende.
             Anche per noi la fiamma del Cero pasquale che ora troneggia innanzi al Sepolcro possa significare Desiderio del cielo, desiderio di una Luce che mai si spegne.   
             L’esperienza pasquale ci libera da quanto vorrebbe impedirci l’espressione piena, anche dalla tentazione di non essere fatti per l’eternità e quindi per la Comunione con Dio, la tentazione di “doverci accontentare”, di essere “meno degli altri” o, ancora, di avere “una vita senza senso”.
             Sembrano questi i “discorsi di morte” che facevano tra loro i discepoli diretti ad Emmaus.
Possa questa Pasqua aprirci gli occhi e riscaldare il cuore così come accadde  loro.
             Mi tornano in mente le parole di don Pino Puglisi, lui uomo semplice che sapeva farci ricordare il Bene per il quale siam fatti: Ognuno di noi sente dentro di sé una inclinazione, un carisma. Un progetto che rende ogni uomo unico e irripetibile. Questa chiamata, questa vocazione è il segno dello Spirito Santo in noi. Solo ascoltare questa voce può dare senso alla nostra vita.
                                           Possa ciascuno sperimentare la tenerezza di Dio.  Shalom aleichem

 

Mar
28
2013

Una Veglia nella notte

   Quello che stiamo vivendo è un giorno straordinario, da duemila anni il Giovedì santo evoca il dono d’amore più grande che l’umanità abbia mai ricevuto, Dio dona la sua Vita per ogni persona. Ciascuno da quel primo “giovedì” potrà dire: si è donato per me!
           È giorno di gratitudine ma in primo luogo questo atteggiamento lo si apprende da Gesù, quell’ultima cena è un Rendimento di grazie appunto, rendere grazie al Padre per il dono della vita e, di conseguenza, consegna di questa vita: questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per Voi. La gratitudine diventa sovrabbondanza, dono per l’altro.More...

Mar
24
2013

Risonanza evangelica: sciolti ma legati

    Oggi la Comunità cristiana viene provocata in modo speciale dalla richiesta che Gesù, il Maestro, fa ai suoi discepoli: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”». Un mandato dato ai discepoli connotato dall’andare, dallo slegare e dall’annunciare.
       Pensando ad un percorso di lectio domenicale da proporre ai MdS mi sembra che questi tre verbi contestualizzati nel gesto eloquente di Gesù, ci diano delle coordinate chiare per ricercare la nostra identità e da lì metterci in cammino.More...

Mar
24
2013

Missionari di Strada

       Vedere una strada colorata di fucsia,

     giovani che bussano di casa in casa, altri che organizzano spazi di riflessione nei pub, o proiettano video in piazza e nei locali. Trovarli intenti a distribuire palloncini sagomati, a suonare e maneggiare attrezzi di giocoleria per ore e ore. Soprenderli stupiti nel contemplare la gioia dei bimbi che hanno trovato uno spazio ludico con tante possibilità di espressione.

     O ancora trovarli in una calda giornata estiva in una spiaggia invasa da animatori che organizzano giochi, balli e che distribuiscono centinaia di aquiloni a grandi e piccini, nel mentre che altri sbucano dalla costa su di un pedalò con tanto di tamburo e trombone.

     Ma quando nel buio della notte una tenda frequentata da viandanti chini in adorazione eucaristica appare all'orizzonte, ecco che allora, è certezza: sono arrivati i Missionari di strada!

Dec
3
2012

Celebrare l'Avvento

      "Celebrare l'Avvento, significa saper attendere, e l'attendere è un'arte che, il nostro tempo impaziente, ha dimenticato.

      Il nostro tempo vorrebbe cogliere il frutto appena il germoglio è piantato; così, gli occhi avidi, sono ingannati in continuazione, perché il frutto, all'apparenza così bello, al suo interno è ancora aspro, e, mani impietose, gettano via, ciò che le ha deluse.

     Chi non conosce l'aspra beatitudine dell'attesa, che è mancanza di ciò che si spera, non sperimenterà mai, nella sua interezza, la benedizione dell'adempimento".

                                     (Dietrich Bonhoeffer, dal Sermone sulla I                                      domenica di Avvento, 2 dicembre 1928)

Sep
22
2012

Il tempo e la preghiera

   Una preghiera in questa notte che segna l'equinozio di autunno, passaggio che sembra mostrare il bisogno di raccoglimento e di sosta:

"Signore, non sono necessarie
le penne degli angeli
e i languidi cori celesti:
ci bastano le penne del passero
e il canto stridulo del merlo
tra le foglie del platano.

Strade d'autunno fasciate di nebbia
e case che s'accendono
e fanno lume nella notte.
Signore, non c'è bisogno di grandi stelle comete:
bastano queste luci e queste case,
se vieni a cenare con noi
e, se vieni, ti prego, non entrare a porte chiuse:
è così dolce la chiave che canta nella toppa,
quando si attende l'amato!

Io non attendo altre strade,
io non ti chiedo altre case
o altre sere o altri mondi;
ma questo, questo dolcissimo mondo
abitato da te”.

                      ANONIMO

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