lug
14
2014

Annuncio generoso

         Se di Dio la Scrittura attesta che “in principio è il Verbo” dell’uomo si può dire “in principio è l’ascolto”, ed è a quest’atteggiamento che la Parabola evangelica del  Seminatore (Mt 13, 1-23) ci riporta.
         Gesù ha innanzi molta folla tanto che sale su una barca allontanandosi giusto un po’ da riva per potere parlare ed essere ascoltato. A lui non importa “soltanto” il parlare, non dice per farsi grande, il suo Annuncio è funzionale ad un ascolto, parla per guarire e donare una Parola di vita all’ umanità delusa, smarrita o spenta interiormente.
       Perdere l’ascolto della Parola di Dio equivale ad affrontare la vita in superficie, e questo non nutre ma è mera routine che porta a fare tante cose prive di “gusto”, anche se l’affaccendarsi potrebbe chiamarsi “Missione di strada”. È proprio il tipo di superficie che fa la differenza, prima di arrivare per strada il Vangelo deve avere solcato le vite di quanti lo portano, altrimenti non si tratta di Annuncio ma di informazione relativa alle cose di Dio.
        L’umanità, piuttosto, abbisogna di trovare amore, gioia e pace del cuore, frutti che scaturiscono dal rapporto con Dio, è da questa relazione ritrovata che vengono tutti gli altri doni che segnano il rapporto con se stessi e con  gli altri:  la pazienza, la benevolenza, la bontà, la fedeltà, la mitezza, il dominio di sé, il senso di gratitudine. Un cuore grato è un cuore che racchiude i frutti dell’ascolto e della Parola.
Gesù, inoltre, abbisogna di una decisione personale, non si è cristiani per moda o per sentito dire, sei cristiano se metti in gioco la tua vita per una Parola che ti tira fuori da tutto il resto. I discepoli si avvicineranno a Gesù perché interpellati dalla Parabola ascoltata e proseguiranno il loro dialogo, tanti altri invece rimarranno distanti!
         Non si tratta di atti collettivi, il cristianesimo è esperienza comunitaria che presuppone una decisione personale libera e responsabile, per questo Gesù parla in parabole attendendo la risposta di qualcuno.
        È una proposta di vita e ciascuno è chiamato a leggere tra le righe, oppure può far finta di niente, pensare di aver capito per poi accomodare la propria vita insieme a tante altre cose, tanti pensieri e preoccupazioni che non hanno origine dall’ascolto della Parola ma dei propri discorsi: a volte noi ci sentiamo principio e fine delle nostre riflessioni, non c’è alcuna apertura al Signore.
         Gesù constata questa chiusura del cuore, si trova innanzi un popolo insensibile che non utilizza i propri talenti per metterli a frutto: orecchie che non ascoltano, occhi che non vedono, cuore che non sente…
          Attraverso questa Parabola invita a ripartire dall’ascolto, abbiamo bisogno di creare spazio in cui maturare il desiderio della Parola, senza fame non si accoglie il nutrimento. Sembrerebbe che l’umanità sia troppo sazia delle cose del mondo, seppur esse lascino insoddisfatti, per cui rimane affamata, debole, e in questo senso malessere cerca di anestetizzare,   non sentire il profondo vuoto lasciato dai surrogati di Dio.
           La Parabola del Seminatore invita a ritrovare la via per nutrirsi e lasciarsi sorprendere dai frutti. Le parabole infatti partono dal descrivere un fatto che appartiene alla ordinari età della vita, in questo caso la semina che in Palestina veniva fatta prima di arare il terreno e, pertanto, su ogni tipo di superficie, ed inserisce in questa “normalità” un evento straordinario: in questo caso è il raccolto sovrabbondante, nella realtà poteva portare a dieci volte tanto ma non di più!
             Cuore fecondo è quello che accoglie la Parola con apertura e fiducia, impermeabile è il cuore di chi si fa forte di sé e ritiene di non avere bisogno di altri, anzi si erge a giudice. Poi c’è il cuore euforico per la gioia di un momento, è il cuore di chi come Esaù vende la primogenitura per un piatto di lenticchie. Essere innamorati di Dio è altra cosa, potrebbe essere faticosa la sequela ma nella fatica la Parola mette radici e cresce in profondità.
              C’è anche l’uomo preoccupato, chi si agita per tante cose, soffocando il germe della Parola. È l’ansia di chi sta in continua emergenza e ha da cercare tante garanzie per custodire la sua vita, non trova in Dio la sua vera garanzia!
Il terreno fertile è proprio di chi lascia il resto per coltivare priorità nella propria esistenza. Ci saranno sempre delle cose importanti ma poche sono le priorità che possono dare senso ai nostri giorni. Bisogna lasciare, sapere perdere qualcosa, per trovare il  tutto.

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