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2015

Destarsi dalle luci per vedere la Luce

    Torna oggi la pagina del prologo di Giovanni (Gv 1, 1 - 18) attraverso cui l’evangelista ci racconta il senso della nascita di Gesù. Sembra che il quarto Vangelo appositamente eluda i racconti della natività per aprirci ad una Verità nascosta che, altrimenti, potrebbe rimanere taciuta perché presi dalle immagini più esteriori.  Come, ad esempio, se l’animazione, durante la Missione di Strada, acquisisse più importanza dell’Adorazione serale.
È il Vangelo in cui si proclama l’irrompere della Luce, quella vera, che attraversa il mondo. In realtà già nella Creazione, prima pagina della Scrittura, si racconta che Dio crea la luce, a Principio la luce viene separata dalle tenebre mentre ancora tutto era informe. È da questa separazione che Dio potrà mettere ordine creando ogni cosa, è Lui a dare forma e, come siamo soliti dire, a dare luce.
Ci sembra interessante l’intrinseco rapporto tra luce e vita, così come all’opposto, tra buio e morte. Lo Spirito di Dio aleggia sulle acque e questo movimento procura la nascita, la chiamata all’esistenza. Questo “principio” viene richiamato proprio nel Vangelo di oggi proprio perché il mistero del Natale ci apre ad una rinascita.
Non può esserci vita nuova fino a quando non si accoglie la “luce vera”, l’unica che può dare senso ai propri giorni. Notiamo come finanche il sole, nella creazione, viene creato in un momento successivo, come a dire che c’è una Luce che precede ogni cosa e non è certo quella degli astri! Proprio l’umanità che va in cerca di segnali esteriori attraverso la magia, l’astrologia, la superstizione, è quella che va dietro a luci false che, di fatto, lasciano ottenebrati. L’irrompere di Dio nella storia dell’umanità è altra cosa, è la tenerezza di un Dio che si consegna a mani d’uomo e chiede di essere accolto e custodito per potersi rivelare.
Non siamo capaci di accogliere la sua Luce se prima non entriamo in questa disponibilità. Un neonato, in realtà, suscita una grande tenerezza e desiderio di custodia, ed è questo l’atteggiamento che dovremmo avere nei confronti di Dio: se non siamo capaci di custodirlo dentro di noi desistendo dal fare il male, allora Lui non potrà parlarci, suggerire ai nostri cuori la Via nuova, la Verità della nostra vita.
Oggi ci troviamo dinanzi ad un bivio: o lasciare le luci dei potenti di questo mondo, quelle che vorrebbero essere garanzia per i nostri progetti o per le bramosie di arrivismo, oppure rinunciare al Dio che si fa povero per incontrarci e guardare la nostra fragilità e le nostre ferite. Permettergli di entrare nei meandri della nostra storia significa acconsentire al racconto di una legge nuova: quella del perdono, della rinuncia alla vendetta, della solidarietà che fa bene non solo a chi la riceve ma anche a chi la dona.
È la Luce di un Dio che innalza gli umili di questo mondo, ed è così che vogliamo leggere la comunicazione che ci è stata appena data della nomina a cardinale del Vescovo di Agrigento Franco Montenegro. Lui che si è fatto servo ci viene mostrato come luce per la nostra terra di Sicilia. Il Signore continua ad operare secondo il suo disegno di amore gratuito per l’umanità.

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