apr
3
2016

Il Rischio della Pasqua

      Abbiamo vissuto un tempo di attesa, quaranta giorno di cammino per arrivare alla meta e da due giorni ci siamo immersi nel triduo pasquale per arrivare, ora, a questa notte in cui abbiamo visto prorompere la Luce della Pasqua.

     Che senso ha tale liturgia così preziosa per noi cristiani? Quale è il significato della Pasqua che ogni anno celebriamo quale centro della nostra vita?

       Ora la Parola ci pone innanzi un luogo: un sepolcro vuoto in cui c’è l’assenza di Dio. Un luogo dove in realtà non possiamo trovare risposte alla nostra vita,  il cristiano è colui che smette di rivolgere il suo sguardo verso il sepolcro vuoto e ascoltando il Maestro si volge alla sua Parola per iniziare un cammino nuovo.

      Sembra quasi che a volte troviamo gusto nel sostare innanzi al sepolcro: è l’atteggiamento di chi cerca lo sbaglio altrui, di chi giudica fissandosi nel peccato dell’uomo che, magari, è già stato perdonato da Dio. Rimane rivolto al sepolcro l’uomo che si fa vittima e che si giustifica per non fare, cioè per vantarsi del suo orgoglio. Ancora rimaniamo fermi al sepolcro vuoto quando raccontiamo che “l’umanità è persa” e che “non c’è possibilità di salvezza”, quando cioè la nostra vita è rassegnata e, di conseguenza, ci deresponsabilizziamo fino a pensare che nulla potrà mai cambiare. È l’uomo spento che non accetta che la Luce di Cristo possa cambiare la propria vita!

     Quand’ero ragazzo ho incontrato dei testimoni che mi hanno mostrato come la Luce rimane su questa terra anche negli angoli più bui del mondo, se lo vogliamo. Ricordo il sorriso di don Pino Puglisi mentre lavorava nel difficile quartiere di Brancaccio, la genuina condivisione di Biagio Conte quando iniziò a dormire alla stazione insieme ai barboni, l’appassionata lotta per i bambini del quartiere Balzi Callozzi a Monreale impressa sul volto, solcato dalla fatica dell’amore, di Sarina Ingrassia o, ancora, la Parola flebile e decisa di frère Roger che nella Francia laicizzata suggeriva cammini di comunione.

     Uomini e donne che hanno guardato la realtà che li circondava illuminati dalla Luce del Cristo che portavano dentro. Ecco il Mistero della Pasqua: accogliere la Sua Luce e lasciare che tutto venga trasformato. Diversamente c’è il rischio di continuare a cercare Dio tra i morti, come se la nostra vita fosse limitata al peccato umano, alla follia omicida dei terroristi, alla sofferenza a motivo della crisi economica o di una malattia, oppure alla stessa morte!

Proprio oggi nella nostra Comunità abbiamo colto diverse luci pasquali: i giovani del Clan Scout del Castelvetrano che hanno giocato e lavorato con i nostri ragazzi per l’intera giornata; la luce entusiasta e commossa sul volto di Salvatore, uno degli ammalati della nostra Parrocchia, dopo avere ricevuto una carezza; o la soddisfazione, pur nella fatica, di quanti hanno lavorato per preparare la chiesa e la liturgia di questa sera. La Luce di Cristo entra nel nostro quotidiano a partire dalle cose più semplici se gliene diamo la possibilità.

Tornando alla pagina del Vangelo (Lc 24, 1-12) scorgiamo che tutto ricomincia “il primo giorno della settimana” come al primo giorno della creazione. È così che per il cristiano la settimana inizia la domenica, il giorno pasquale in cui tutto può essere ricreato dal fuoco di Cristo.

Anche nel Cero pasquale l’opera della creazione si fa presente attraverso il “frutto del lavoro delle api”, come recita l’Exsultet. Tutta la Chiesa ha bisogno del lavoro quotidiano di ciascuno per potere diventare, anch’essa come quel Cero un unico Corpo che si consuma dando Luce.

Sembra ricordarci, questo segno pasquale, di non avere paura a consumarci per amore e per donare luce a questo mondo. Si tratta di mostrare un senso nuovo all’umanità che ci circonda, custodendo il dono che Dio ha fatto alla nostra vita. 

Le donne vanno al sepolcro e affrontano il tema della morte, non fuggono ma guardano consapevolmente la realtà capaci di accettare, seppur nella sofferenza, il ciclo del nascere e del morire. Loro hanno con sé aromi come a voler dare riconoscimento al corpo di Gesù e continuare ad amarlo come meglio possono perché, in fondo sanno, lo hanno perso.

Alla vista del sepolcro vuoto sono confuse e si chiedono cosa sia successo, resistono ad aprirsi al mistero. Sarebbe stato più importante trovare il corpo di Cristo anziché il sepolcro vuoto, meglio una certezza che l’insicurezza del Mistero!

Quando ci muoviamo rimanendo ancorati alle nostre aspettative potremmo non accorgerci della novità che ci sta dinanzi. Penso a tanti matrimoni che vanno in crisi perché la coppia rimane ancorata ad un’idea, a “come era prima”, perdendosi l’opportunità del presente, della realtà che si manifesta in un modo nuovo e che ha bisogno di essere scoperta e riconosciuta per quello che è.

Le donne trovano due uomini, come due angeli, che rivelano la comprensione delle Scritture alla luce della promessa di Cristo. Allo stesso modo l’evangelista ci racconta che durante la Trasfigurazione due figure luminose dialogavano con Cristo mostrando tutta la sua Gloria. In quel dialogo gli apostoli riconobbero, dalle loro parole, che erano Mosè ed Elia, la Legge ed i Profeti. Ecco svelato il senso, tutta la Parola custodita nel cuore dei discepoli è comprensibile alla luce della Resurrezione. 

"Bisogna che il Figlio dell'uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno". Sembra quasi che ci sia una necessità nel morire di Gesù, come a dire che Lui ci ha raggiunti lì dove siamo anche nel punto più lontano: la morte!

Così facendo Dio non nega la presenza del male e del peccato dell’uomo, anzi si lascia inchiodare sul legno della Croce per mostrare che proprio quel male viene sconfitto dal suo Amore. È Lui che distrugge il male dell’umanità e non noi con le nostre sole forze.

Oggi, è questo il tempo, sta a noi lasciarci illuminare dalla luce “gentile” del Cero pasquale, fuoco capace di trasformare la nostra vita. Ecco, è il rischio della Pasqua!

 

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