mag
24
2015

Il Soffio della Pentecoste e Fa' Miglia con Noi

     Continua la preparazione alla prossima Missione che vivremo a Mondello. Proprio oggi celebriamo la Solennità della Pentecoste come una seconda Pasqua o, meglio, come suo naturale prosieguo. Il Signore, infatti, distruggendo il potere della morte ci ha aperto la porta dell’eternità e questa esperienza è dono di piena comunione con Dio: tutti noi siamo così chiamati alla vita divina.

          È da questa esperienza che scaturisce la Missione della Chiesa: CON DIVIDERE il grande Dono ricevuto. Ciò comporta un percorso, la via della condivisione e del dono non è mai statica ma è uno stare a contatto con la vita di ogni giorno con una Luce nuova, quella di Cristo. Comprendiamo ulteriormente, allora, il titolo della nostra proposta FA’ MIGLIA CON NOI.

           Pentecoste in primo luogo ci restituisce il senso del nostro essere Chiesa, non individui che si radunano per un itinerario comune ma persone legate dall’appartenenza all’unico Corpo. È un’esperienza che si esprime in modo speciale nella celebrazione eucaristica ma che appartiene ad ogni momento della vita del credente.

            Noi cristiani, a volte, sembra che abbiamo fatto della nostra fede un itinerario individualistico, scandito da dottrine, pie devozioni, forme perfette ma che nulla ha a che fare con l’esperienza di Comunione che ci viene donata da Dio. Lo Spirito Santo anima la Chiesa in tutta la sua vita e non solo in momenti particolari, ciò significa che non è veritiera un’appartenenza a tempo determinato all’unico Corpo di Cristo. O la vita nello Spirito è tutta la nostra vita o non lo sarà neanche in  alcuni momenti!

             È così che molti cristiani escono dalla celebrazione eucaristica allo stesso modo di come sono entrati, quasi un dovere personale da assolvere alla domenica ma senza alcun cambiamento. Manca, cioè, il lasciarsi rinvigorire dalla grazia dei sacramenti, che donano una pace e una luce del cuore che le intemperie quotidiane non possono certo soffocare. Ciò accade perché si è troppo persi nella propria dimensione individualistica, i pensieri e i problemi personali, le angosce per il futuro, come se Dio nulla avesse da dire per illuminare tutto ciò.

               Fino a quando il cristiano vivrà il suo viaggio terreno reggendo da solo il timone della sua vita non scoprirà il soffio dello Spirito, la forza che viene dall’essere rigenerati in Cristo. Ma come, il Battesimo non è già la vita nuova? Lo è ma è in nostro potere seppellirlo ed adombrarlo con i personali peccati fino a non ritrovare luce se non dopo che si fa esperienza della Riconciliazione.

                Il sacramento della Confessione, così è comunemente detto, è la sorella del Battesimo, permette  di ritornare alla luce primigenia e di ripararsi all’ombra dello Spirito Santo. Proprio l’Eucarestia domenicale è esperienza piena di questa rigenerazione, il convenire davanti all’Altare è un accogliere la Vita quella che si fonda sull’Amore.

                  È l’Abside della Chiesa a rappresentare il grembo del Padre che ci rigenera alla vita attraverso il suo Figlio e perciò l’Altare è posto al centro. Lo spazio concavo dell’Abside è da considerarsi come il grembo del Padre che dona vita e, per accoglierla, necessita l’accostarsi all’Altare insieme agli altri fratelli che partecipano alla Eucarestia per ricevere e diventare il Corpo di Cristo. In questo movimento, già, viene figurata spazialmente la vicinanza e l’intimità che richiede l’appartenenza alla Chiesa: ognuno in cammino condividendo con l’altro.

                     La Comunità resa come “pietre vive” dall’azione dello Spirito è riunita attorno alla “pietra angolare” che è Cristo Gesù ed è posto al centro, realizzato su pietra e a base quadrata l’Altare viene a significare l’uguaglianza di tutti i lati da cui si proviene e l’ampiezza (tutte le direzioni) a cui si rivolge. 

                    L’uguaglianza della dignità di ciascuno è un altro significato espresso dal giorno di Pentecoste. La lettura dagli Atti degli Apostoli ci mostra come l’azione dello Spirito rende capaci di comunicare al di là delle differenze linguistiche, è segno della ricchezza nella diversità propria dei carismi. La Chiesa, Corpo di Cristo, è chiamata ad uscire dai rapporti di competizione o rivalità fraterna per entrare nella logica della Comunione ove l’uno è ricchezza per l’altro e dove la diversità è dono. Lo Spirito Santo crea comunione, non parla di sé ma del Padre e del Figlio, ci fa conoscere così la vita divina e ci permette di entrare. Non si tratta di apprendere dottrine ma di farne esperienza, non è possibile vivere la fede cristiana da spettatori. Il Vangelo, infatti, ci apre ad accogliere la testimonianza dello Spirito diventandone a nostra volta testimoni: Dio si racconta e quella narrazione, ora, siamo noi.

                   È grande il Dono che celebriamo oggi, la vita divina che già appartiene a ciascuno. Non si tratta di attendere l’ora della morte per fare, poi, esperienza dell’eternità. È il battesimo ad averci introdotti nella vita divina, il cristiano è già morto e risorto in Cristo. Ciò significa che la nostra vita d’Amore, e tutto il bene che potremo donare ed accogliere in questo mondo, la ritroveremo domani, quando potremo riposare pienamente nell’abbraccio del Padre. 

 

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