feb
2
2015

Il perdono non ha prezzo

     La celebrazione della Festa della Presentazione del Signore, si apre con parole eloquenti: “Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia” (Ml 3, 1 - 4).
         Il messaggero del Signore purificherà cioè separerà l’uomo da ciò che non appartiene alla sua verità e dignità e, in questo modo, gli permetterà di presentare a Dio l’offerta secondo giustizia.
         Di quale giustizia si parla? E di quale purificazione abbisogna l’essere umano? Già cinque secoli prima della nascita di Gesù il profeta Malachia annunciava la venuta del messaggero (successivamente identificato con Elia e, poi, con Giovanni Battista) che avrebbe preparato la venuta del Signore. Il messaggero di fatto si identifica con l’Autore della Parola che porta e, in definitiva, sarà Gesù stesso a compiere quest’azione di purificazione, Lui sarà l’unico mediatore capace di liberare tutta l’umanità.
        La separazione è necessaria in quanto il popolo e ancor prima leviti e sacerdoti, si sono uniti a pratiche idolatriche, cioè sono entrati nel compromesso per propri interessi non difendendo più la Verità consegnata da Dio. L’immediata conseguenza di questa commistione sono le tante ingiustizie che i profeti continuano a denunciare. Chi perde la relazione con l’unico Dio inizia a ferire le relazioni con il prossimo, arrogandosi diritti privi di ragionevolezza.
          È in questo contesto profetico e, quindi, di attesa che si  inserisce la festa della Presentazione di Gesù al tempio che celebriamo oggi. Dopo quaranta giorni dal Natale la Chiesa torna a celebrare l’epifania del Signore, cioè il suo rivelarsi alle genti quale Luce del mondo.
Torniamo alla scena descritta nel Vangelo di Luca 2, 22-40. Gesù viene presentato al Signore e proprio l’offerta che viene data è indicativa che il primogenito appartiene a Dio. È un rito rilevante in quanto manifesta che il primogenito, cioè la forza su cui poggerà la famiglia, è dono di Dio.
           Simeone è uomo dell’attesa, è anziano, e scoppia in un inno di lode e di esaltazione della creatura che ha innanzi, ora finalmente lo può accogliere tra le sue braccia. Eppure l’inno culminerà con una connotazione cruenta: “anche a te una spada trafiggerà l’anima”. Ma come il salvatore portatore della Luce per tutte le genti avrà come contraccambio questa ricompensa? La madre sua dovrà patire così tanto?
           È straordinario quello che ha riconosciuto Simeone quel giorno, la Luce è venuta a separare il Bene dalle tenebre e questa separazione avverrà attraverso l’Amore. Gesù è riscattato e, di fatto, offrirà se stesso liberamente al Padre per amore di tutti. La crocifissione sarebbe stata soltanto un assassinio se Gesù non l’avesse trasformata in offerta attraverso il suo perdono. Le sue parole sulla Croce faranno di quella morte un’offerta per la salvezza di tutti.
Maria che è unita al Figlio, quale prima discepola, è trafitta perché ama Lui e con Lui: è intrisa di quel mistero d’amore. Il suo essere trafitta ai piedi della Croce è motivato dal fatto che ha seguito il figlio suo Gesù e, ancora prima, ha accettato la proposta di Dio pronunciando il suo “si”.
Tutta l’umanità che segue Cristo è trafitta perché toccata dall’amore. San Francesco soleva ripetere, piangente, “l’Amore non è amato”, sentendo la colpa per il rifiuto che abbiamo di Dio.
“Si sentirono trafiggere il cuore” ripeterà il testo degli Atti (2, 37). È l’esperienza della Comunità nascente dopo avere ascoltato l’annuncio di Pietro che rivelava il volto dell’amore di Dio. Sembrerebbe una via obbligata, l’amore ha il prezzo di lasciare andare via ciò che è peccato, impedimento all’azione di Dio. È questa la profonda separazione di cui abbisogna il cristiano senza timore di patire per amore.
        Oggi giornata mondiale della Vita Consacrata, la Comunità è chiamata a rinvigorire il dono della consacrazione e questo è possibile nutrendo e custodendo il carisma che è suscitato da Dio. Comprendiamo che due direttrici sono obbligate: la prima è lo stare quotidianamente alla presenza di Dio, la seconda è l’espressione piena del carisma così come lo Spirito suggerisce. 

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