mar
22
2016

Il potere sulla propria vita

      Oggi, martedì santo, si torna a parlare dell’Amore, quello vero, quello che non viene meno nonostante tutto. L’arte di amare è davvero frutto della maturità dell’essere umano, l’amore insipiente e passeggero di un momento è altra cosa, il part-time utilitaristico equivale più ad un uso reciproco ma non può dirsi amore.

      La cornice in cui se ne parla è quella dell’ultima cena e, in particolare, della ferita che ne deriva.

Due discepoli vengono meno alla loro amicizia con Gesù, Giuda e Pietro si rivolgono da un’altra parte, stanno per dare le spalle al Maestro e, di conseguenza, prendere un’altra direzione. 

       In loro sta l’umanità di ogni tempo, la questione non è tanto il tradimento dell’uno o il rinnegamento dell’altro ma la fedeltà all’Amore da parte di Cristo.

       È eloquente il gesto del Maestro: “«È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda”.

       Lui nutre il discepolo che sta per tradirlo, è un gesto di profonda comunione e gli permette di immergersi nella sua vita. È proprio della dinamica dell’amore questo, ciascuno quando ama si rende vulnerabile all’altro e cioè gli permette di entrare immediatamente nei propri sentimenti per cui l’amato ha un grande potere a cui dovrebbe prestare attenzione.

Il gesto di immergere, inoltre, rimanda proprio alla immersione battesimale ove l’uomo viene immerso per rinascere. Cristo immerge Giuda nella propria vita, così ogni uomo sarà immerso nella vita di Cristo al momento del battesimo per ottenere la liberazione dal proprio peccato. 

Anche in questo caso Gesù sta dando una nuova vita a Giuda, si perché sta resistendo alla sua logica di prevaricazione, Gesù rimane in relazione con lui e gli resta amico perché continua ad amarlo.

La vita di Gesù, così facendo, non è nelle mani di Giuda, non si lascia disorientare dal suo peccato, piuttosto lo “smarca” dal suo gesto perché sarà Lui a consegnarsi per dare compimento alla sua missione.

Anche nei confronti di Pietro la risposta del Maestro è eloquente. Quando il discepolo gli chiede: “«Signore, dove vai?». Gli rispose: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte»”.

Gesù così facendo non gli sta impendendo di seguirlo, piuttosto rispetta i tempi di Pietro e il passaggio che dovrà fare, dal fondare tutto sulle sue sole forze al fondare tutto sulla Roccia che è Cristo.

È questa l’esperienza che contempleremo al mattino di pasqua quando l’onnipotenza umana si arresterà di fronte alla potenza della misericordia di Dio. 

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