ago
23
2015

Il "prezzo" della Parola di vita

        Non dovrebbe sorprendere la reazione che i discepoli e i dotti del tempo hanno alla Parola di Gesù: ne rimangono scandalizzati perché “troppo dura” da seguire. È, ancora, la mentalità dei nostri giorni che vorrebbe volentieri fare a meno della Parola di Dio per potere affrontare la vita con maggiore leggerezza!

          Eppure l’esperienza di ogni giorno ci fa constatare come l’esistenza dell’uomo che si è allontanato da Dio è parecchio pesante e, a volte, devastata dai tanti bisogni che, di fatto, non riescono ad avere appagamento, lasciando l’amarezza nel cuore.

          Di fronte ad una generazione insoddisfatta la proposta di Dio non cambia proprio perché uno solo è il Cibo che può alimentare l’animo umano. Comprendiamo, allora, che alla durezza della Parola corrisponde l’indurimento del cuore, l’indisponibilità a trovare nuove prospettive per affrontare l’avventura della vita.

          Per resistere ad una Parola “dura” bisogna indurirsi, come ad esercitare una forza uguale e contraria. Possiamo paragonare l’incontro con Gesù allo scorrere di un fiume che attraversando le terre solca, scava e trasporta via. Se è vero che l’incontro con un’altra persona non ci lascia mai gli stessi di prima, ancor di più questo accade incontrando Gesù: attraversati da Lui siamo solcati, perdiamo le impurità e ciò che, più spigoloso, potrebbe impedire l’attraversamento della Grazia.

     Il Vangelo di questa XXI domenica del Tempo Ordinario (Gv 6, 60-69) ci mette di fronte alla scelta evangelica, al bisogno di affidarsi pienamente al Signore per potere fare esperienza di Lui. Gesù poco prima aveva rivelato il suo desiderio di comunione e di bene per l’umanità e, questo, stava realizzando facendosi Pane spezzato, offerto per tutti.

     L’uomo fa fatica ad accettare tanto amore, il profondo chinarsi di Dio che gratuitamente dona se stesso per ridestare l’uomo decaduto. Ricevere questa Parola significa accettare di accogliere Dio nella propria umana fragilità: non possono rimanere zone franche ove Lui non possa avere accesso. Questo atteggiamento traduce l’espressione “cuori induriti” di cui ci parla la Scrittura. Il motivo sta nella pretesa di farsi da soli, di dimostrare a Dio che si è qualcuno, capaci di essere alla Sua altezza: ritorna la menzogna del peccato delle origini.

     CoLei che per prima ha accolto il Dono di Dio è stata Maria e da Lei possiamo imparare come aprire i nostri cuori. Proprio in questi giorni ricorre la festa della Madonna della Confusione, molto cara alla tradizione cappuccina, titolo con il quale è particolarmente venerata la Vergine Maria nella provincia di Trapani.

     Il titolo di “Madre Confusa” fa riferimento al latino cum fixus che tradotto in lingua italiana significa “con-fisso” cioè “appeso con”, altra accezione latina è cum-flictus, cioè confitto, percosso. È la Vergine Addolorata che si venera con il titolo di Madre Confusa, Maria che partecipa appieno alla Parola che il Lei si è incarnata. La Parola che ha accolto è divenuta missione di vita e, ai piedi della Croce, unione intima all’Offerta che Cristo Gesù fa per tutta l’umanità.

     All’annuncio dell’angelo Maria fu “molto turbata”, è destabilizzante la Parola di Dio, chiede di spostare il baricentro, di poggiare la propria esistenza nella Parola accolta. Poteva indurirsi Maria e invece lei ha risposto “eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua Parola”. La risposta di Maria parte da una premessa: sono serva! Il servo ha un padrone, sa di avere un maestro da cui imparare. Il turbamento trova soluzione quando si entra nella comunione con Dio, quando si decide di attraversare la vita con Lui e non da soli.

      Il guaio del nostro tempo è che ci si appropria della esistenza in modo indebito, si pretende di essere autoreferenziali e l’individualismo è assunto a sistema. L’altro è ad uso del proprio piacimento, la differenza non è tollerata (e questo anche da chi apparentemente lotta per affermarla) e, soprattutto, ciascuno pensa di avere tutte le risposte alla propria vita. 

      È così che l’uomo non fa più affidamento alla Parola e si fa convincere dalle teorie di turno, correnti di pensiero che oggi ti mostrano un valore e, domani, finiscono con l’affermare l’opposto. Oggi più che mai è necessario chiarire la differenza cristiana, non per opposizione certo, ma per chiarezza di identità.

        Il cristianesimo europeo si è parecchio annacquato scegliendo spesso, nella prassi, la via del compromesso. Oggi sembra che anche in Europa il cristiano debba pagare un prezzo per la sua Professione. Anche se non sarà come in tanti altri Paesi del mondo dove la propria fede, frequentemente, ha il prezzo dell’esilio, della persecuzione o del martirio, in Europa il disprezzo e la denigrazione sembrano essere i primi moniti per chi proclama la Parola che ha in custodia. L’evangelizzazione nei prossimi decenni avrà sempre più bisogno di fermezza: la Parola continua ad essere “dura” per la mens di questo mondo.

 

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