nov
8
2015

L'Occasione della vita

        La vita è sempre Occasione, per l'umile anche la debolezza diventa forza. Due donne ci interpellano oggi, la Parola di Dio ci mette innanzi le gesta di due creature che osano rispondere alla chiamata di Dio non fuggendo dal proprio quotidiano, fidandosi pur passando per la prova. Anzi, dai due racconti si evince che la prova diventa il luogo privilegiato per abbandonarsi pienamente a Dio e lasciarci portare oltre.

       Spesso, al contrario, troviamo uno stile cristiano volto a evitare la prova o a nutrire risentimento perché la propria vita non è stata quella sperata. Ancora c’è chi cade nel vittimismo immobilizzante o nell’assumere una postura reattiva, come chi sempre arrabbiato fa della vita l’occasione per cui sfogare il proprio malessere giudicando tutto e tutti.

       Le due donne si sono confrontate con l’esperienza di morte, hanno perso il marito, eppure non si sono chiuse, la perdita è diventata in loro apertura decisa all’amore. La ferita non è chiusa, è rimasta aperta al dono per l’altro. Il dolore ha affinato l’amore.

       Sembra risuonare l’immagine del Cristo che sulla Croce mantiene parole di perdono e di amore per l’umanità intera. Il suo corpo è trafitto e questa apertura è l’occasione per la nascita della chiesa, della comunità che si rigenera nei sacramenti che scaturiscono dalla pasqua: Gesù che dona in pienezza la sua vita per amore dell’umanità.

      La prima lettura (1 Re 17, 10-16) descrive la tragica realtà di una vedova che si stava preparando a consumare l’ultima risorsa con il suo bimbo, stava preparandosi, cioè, alla morte. In quel caso è il profeta, l’uomo di Dio, a chiederle quell’ultimo sostegno.

       Il profeta le chiede la vita e non il superfluo come dirà il Vangelo. Proprio nel momento della disperazione Dio si fa presente con la sua voce e la sua proposta è paradossale: Lui chiede il tutto! Non crolla quella donna, non si abbandona ma, anche lei, si affida allo sguardo di Dio, rispondendo alla sua voce. Nei momenti di grande difficoltà ecco che la proposta sconvolgente di Dio è la possibilità, la grande occasione, della propria vita.

       Dio ci guarda con i suoi occhi, la questione è di smetterla di guardarci con i nostri occhi, abbiamo bisogno di uno sguardo rinnovato, che viene dall’alto. Non noi guardare Dio con i nostri parametri, significherebbe rimpicciolirlo a noi stessi, ma immergersi nel suo modo di vedere. La donna si fida, consegna il suo cibo a Dio ed è allora che il suo nutrimento viene ad essere quotidianamente rinnovato. È Lui a prendersi cura e a garantire il suo apporto.

       Nel Vangelo (Mc 12, 38 – 44) dapprima troviamo Il fariseo ritto sui suoi piedi e che rimane ben saldo perché centrato in se stesso. È l’uomo autoreferenziale che non ha da chiedere ad altri, ed è soddisfatto di se stesso: è sazio.

        Compare in scena una vedova, lei sperimenta tutta la propria debolezza, eppure si sbilancia offrendo tuto quel che ha a Dio. In questo caso l’avere corrisponde all’essere, si tratta cioè della sua condizione di vita, dell’unico mezzo di sussistenza. Gli sta consegnando la sua vita, non per morire ma perché ha fede in Lui.

       Lei consegna “tutta la sua vita” (traduzione letterale) e non il superfluo, cioè quel gesto ha per lei una conseguenza chiara: mancanza e, probabilmente, sofferenza. La scelta cristiana ha delle conseguenze ben precise nella propria vita, il superfluo non cambia la propria esistenza, proprio perché un “di più” lascia immutato il proprio quotidiano.

          La relazione con Cristo, invece, comporta uno scomodarsi e perdere l’equilibrio di prima per ritrovarlo in Lui.

        Di fatto l’uomo di fronte alle difficoltà si chiude in se stesso, inizia a vedere come con uno zoom puntato sul problema, non esiste altro, la famiglia o altre cose preziose perdono il loro valore. La sua vita sembra appesa a quel problema, tutto perde valore perché quella determinata area diventa il tutto dell’esistenza.

         È vero, ci sono esperienze che nella vita appaiono come montagne invalicabili, problemi che fanno andare a fondo. Si va davvero giù se non ci si affida a Dio. Non è forse Lui a fare emergere dalle acque, segno della morte, al momento del Battesimo? Non è Lui a donare il lavacro della vita nuova ripulendo le nefandezze del peccato quando ci si accosta alla Riconciliazione?

È necessario permettere a Dio di rivelare i suoi pensieri che, sovente, non sono i nostri, il suo desiderio di Bene che potrà compiersi solo quando troverà uomini e donne disposti ad ascoltarlo, capaci di spostare il loro equilibrio di vita in Dio, in quello che Lui vorrà mostrare.

 

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