ott
21
2014

La Chiesa generatrice e custode

    Insieme a tutta la Chiesa sparsa nel mondo, celebriamo in questa domenica la Giornata Missionaria Mondiale, evento che annualmente ci interpella in modo speciale rispetto alla nostra responsabilità missionaria verso coloro che non conoscono Cristo e, in particolare, verso coloro che vivono in condizioni di estrema povertà anche materiale oltre che spirituale.
       Papa Francesco ricorda che per uscire incontro all’umanità bisognosa di Dio, dobbiamo attingere alla salvezza portata da Cristo. Altrimenti rischieremmo di essere presi dall’offerta di consumo e dall’individualismo propri del cuore comodo e avaro. Cosa diversa è il lasciarsi afferrare dall'amore di Gesù e marcare dal fuoco della passione per il Regno di Dio.
      Il Vangelo di questa domenica, Mt 22, 15-21, indica come sottrarsi alla mentalità di questo mondo fondata sul potere del denaro. Gesù mette in discussione una visione di uomo, un modo di procurarsi un’immagine su questa terra e, attraverso il dialogo con i suoi interlocutori, svela quale sia la vera immagine dell’uomo ed il potere che la fonda.
      È sintomatico che i farisei, tipicamente separati dagli altri perché più “puri”, questa volta si accordano con il gruppo degli erodiani, dichiaratamente schierati con il potere di turno e quindi con i romani. Una vicinanza creata in funzione di una “missione”: trarre in inganno Gesù per farlo cadere e per svelare la sua debolezza. Sembra riassumere, questa logica, il modo di agire di tanti che si scelgono per “convenienza” di obiettivi entrando in competizione con altri.
       La strategia è suadente, come se corteggiassero Gesù rimandandogli le sue doti. È la tattica tipica del tentatore, di chi si avvicina con un fine doppio: dapprima si mostra amico e poi, quando l’altro è indifeso, aggredisce con parole ed azioni mortali. Così si rapporteranno a Gesù fino a quando non riusciranno ad avere delle motivazioni pretestuose per crocifiggerlo. In realtà le prove contro Gesù saranno delle finzioni, alla base della condanna piuttosto ci sarà la competizione che considera l’altro un nemico e pertanto da eliminare.
       In questo caso la domanda pretestuosa è ben architettata: “è lecito o no pagare il tributo a Cesare?”. Si tratta di una trappola proprio perché per la Legge d’Israele l’unico Re è Dio, ma dire di non pagare il tributo avrebbe comportato una rivolta e pertanto lo schierarsi contro il potere romano con la violenza. Dire di pagare il tributo, differentemente, avrebbe fatto schierare Gesù dalla parte degli oppressori e, pertanto, il popolo avrebbe colto in Gesù un corrotto, uno che non difende la causa dei poveri perché teme di schierarsi dalla loro parte e che invece preferisce stare con i potenti.
       Comprendiamo come la risposta, si o no, avrebbe tradito la verità delle cose: dire di pagare avrebbe significato tradire la Legge per stare con i romani, dire di non pagare avrebbe scatenato guerre e violenze da ambedue le parti.
       Gesù si sottrae dalla logica degli schieramenti, non è venuto per nutrire inimicizie e competizioni, ma per recuperare la relazione di amicizia tra Dio e l’uomo colpita da una ferita mortale. Pertanto è Lui a chiedere: “mostratemi un tributo”. Proprio in quegli anni l’imperatore aveva coniato una moneta su cui non aveva apposto non solo la sua effige ma anche una scritta: “Cesare Augusto divino imperatore” e sul retro “Pontefice massimo”. È la pretesa di manifestare ed esplicitare a tutti il proprio potere, il dominio su tutte le cose.
      È l’insidia che vive l’uomo ricco che si illude di potere controllare e soggiogare ogni cosa a sé. È la logica massonica, la massoneria nutre proprio questo ideale antievangelico: attraverso il potere politico ed economico si può cambiare, o meglio dominare, il mondo.
      Il criterio evangelico è diametralmente opposto. L’unico vero “pontefice massimo” è Cristo Gesù. È Lui ad avere unito cielo e terra con la sua opera di salvezza, nessuna arma, nessuna moneta, nessun dominio.
      La forza del suo perdono, la spoliazione di tutto e la volontà di servire sino alla fine, hanno costituito il grande agente di trasformazione del mondo mosso da Gesù. È proprio sulla Croce che si scorge il suo potere: quando dinanzi alle proposte di salvare se stesso o di mostrare finalmente la sua forza, Lui ha pronunciato parole di perdono e misericordia. Proprio su quel palo, sopra quell’uomo svilito e moribondo, stava la scritta che ne proclamava la regalità.
      Quale potere è più eloquente? Del grande impero romano restano solo dei ruderi, la Chiesa che nasce ai piedi della Croce oggi è diffusa in tutto il mondo ed attende, oggi come ieri, messaggeri di pace e testimoni del Bene. Chi è distratto dalla logica di questo mondo non è capace di fermarsi a scorgere nella semplicità e povertà dei segni la presenza di Dio, il cristiano invece è reso capace di vedere oltre, di non fermarsi all’immediato delle cose, scruta e discerne leggendo la vita alla luce del Vangelo.
      Oggi a Danisinni viene battezzato Francesco Maria, il figlio di due Missionari di strada, Peppe ed Emanuela.  La Comunità cristiana accoglie una nuova creatura che viene riconosciuta pienamente figlio di Dio. È questo il “potere” lasciatoci da Cristo, quello di accogliere figli nel suo Nome. La Chiesa è chiamata ad essere generatrice e custode di sempre nuovi figli, da restituire al Padre, alla storia d’amore che Dio desidera realizzare con ciascuno.
       Nel mentre chi vive secondo la mentalità di questo mondo sta a restituire al Cesare del momento, le sue brame e conquiste, le sue lotte di potere e competizioni. È la storia dell’umanità che si impoverisce sempre più e che, in fondo, attende di scoprire il miracolo della Parola di vita, quella che fa nuove tutte le cose. A noi il compito di continuare la nostra Missione nelle periferie del mondo.  

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