giu
27
2014

La gioia dell'Incontro

       I Missionari di Strada ieri sera hanno animato la veglia di preghiera in occasione del centenario di fondazione del Monastero Sacro Cuore di Alcamo. Continua il cammino di condivisione tra i Missionari e le Clarisse, scandito dal consolidato appuntamento con la Veglia per la Pace la notte di capodanno. Durante la Veglia l’ascolto della Parola ha favorito l’adorazione eucaristica ed in particolare il passo del Vangelo di Luca (24, 13ss) sui discepoli diretti verso Emmaus è risuonato nella preghiera.
        “In quello stesso giorno”, così inizia il racconto. Nel Vangelo, dopo la Resurrezione, c’è un solo giorno, il tempo ora è illuminato da una Luce nuova ci muoviamo partendo da un’esperienza, la vita nuova donata dall’Evento pasquale, e andiamo verso una meta la Comunione piena don Dio. Ci rendiamo conto come il tempo da noi tutti possa comunque essere vissuto andando verso una direzione opposta, non tutti i cammini conducono a Dio, anche il peccato è frutto di un cammino che ha una meta ben precisa.

         Gesù  aveva detto “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”. Eppure loro si allontanano da Gerusalemme, prendono le distanza da un Evento e, di fatto, dalla loro storia. Hanno il volto triste, interpretano la loro esistenza con la prospettiva del fallimento, è tipico dell’uomo che idealizza la propria vita e che idealizza lo stesso Dio. Si allontanano da Gerusalemme e dalla loro storia come a metterla in discussione e prendere le distanze da essa.
        È così che l’umanità finisce con il vivere alla periferia di se stessa, distante dalle proprie ferite che rimangono aperte per decenni senza rendersi conto che vengono mantenute aperte proprio dalla rabbia, e ciò perché non siamo padroni della nostra storia. L’uomo non è padrone, non ha il potere del controllore, come a fare della vita il frutto di rigidi programmi, l’uomo è chiamato ad essere protagonista della propria storia.
        La nostra storia è un’altra, abbiamo bisogno di nutrire l’amicizia con Dio per ritrovare il senso dei nostri giorni. I loro occhi sono catturati, incapaci di vedere, impossessati dal pensiero triste rivolto alle cose della propria vita. Di quali discorsi nutrono il loro cuore?
Loro sono “lenti e stolti di cuore”, incapaci di vedere e di leggere i fatti. Saccenti di se stessi, hanno troppe risposte già pronte. In questi casi l’uomo va in automatico, non c’è spazio per la riflessione e per interrogarsi su quel che sta accadendo.
         Il popolo di Dio deve purificare la memoria per scoprire il volto del Signore. L’Egitto era un luogo di schiavitù eppure gli Israeliti pensavano che desse loro vita quando si trovano nella difficoltà del deserto. Il punto è di riscoprire cosa è davvero importante nella propria esistenza, i discepoli di Emmaus scoprono che quel che esce dalla bocca di Dio è la realtà vera che li circonda.
       Ciò che esiste è frutto della Parola di Dio che ha parlato ed ha creato, l’essere umano però si affeziona a ciò che è fatto da mani d’uomo scambiandolo per realtà. Questo significa vivere d’altro, infatti lasciamo a Dio dei margini nella nostra vita, lasciando Dio alla periferia di se stessi anche se apparentemente ci diciamo cristiani.
          Quel che è successo come mai per loro è il punto di arrivo? È la fine di tutto? Perché la Croce è letta come fine di tutto? Non è forse l’inizio di un nuovo rapporto con la storia, con la vita e con l’eternità?
Il cuore dell’uomo è oppresso fino a quando non scopre il cuore di Dio, qual è il volto del Signore che viene rivelato oggi, solennità del Sacro Cuore? Gesù si mostra spezzando il pane,  cibo essenziale e non companatico. O cerchiamo l’essenziale della nostra vita in Dio, oppure tutto il resto sarà preso per essenziale ed eventualmente  il Signore avrà il posto dell’accidentale e di certo questo posto non sarà tra i primi.
         Ecco che si aprono i loro occhi e Gesù sparisce, non è più fuori di loro. Quando accogli Cristo la lettura della tua storia cambia, hai un cuore nuovo perché senti il sapore dell’esistenza in modo rinnovato. È il loro cuore che ora arde d’amore perché hanno sentito il cuore di Dio, hanno aperto la mente alla spiegazione delle Scritture ed è allora che hanno avuto un’emozione, un sentire diverso.
         Scoprire Gesù significa conoscere il Padre, scoprire che Dio è Padre. Noi abbiamo bisogno di riscoprire la paternità di Dio. Lui non è padrone è questa la novità che Gesù è venuto a testimoniare. La Croce mostra il dialogo amorevole tra il Padre ed il Figlio, Lui che si consegna ascoltando il desiderio di Bene che il Padre ha per tutta l’umanità. Gesù dona l’amore che il Padre ha per Lui, cioè fa spazio all’umanità per entrare a far parte della sua relazione filiale. Lui si rivela ai discepoli incapaci di riconoscerlo, dona loro la Parola, gli parla e questo riscalda i loro cuori.
          Loro prima parlavano del Vangelo ma senza averlo compreso, credevano di sapere tutto ed invece facevano  discorsi di morte. Il passato veniva usato come mancato riscontro alle proprie aspettative. Il ministero di evangelizzazione che i MdS condividono è frutto di una riscoperta del rapporto personale con il Maestro, ripartire dal bisogno di essere incontrati dalla sua Parola.




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