dic
7
2014

La postura della vita

             Compreso che l’attesa è un valore, soprattutto per l’uomo dei nostri giorni, nella Parola di questa II Domenica di Avvento ci viene rivelato l’atteggiamento da tenere in questo tempo così speciale.
            Si, perché l’attesa cristiana non è passiva ma animata dalla forza dello Spirito che ci spinge avanti, ci porta, cioè,  verso una meta invitandoci a non rimanere spettatori della nostra esistenza. In questo cammino c’è un continuo rinnovamento: non siamo mai gli stessi di prima, l’andare incontro, infatti, è un continuo lasciare per accogliere la novità di Dio.
      È in questa prospettiva che leggiamo la prima espressione del Vangelo di oggi (Mc 1, 1 – 8): “Principio del Vangelo”. È ancora un inizio, così come fu al momento della Creazione: tempo in cui Dio crea per aprirsi all’umanità ed entrare in relazione con essa. Ecco il desiderio che sta a “principio”, donare ogni cosa alla specie umana affinché l’umanità possa condividere il grande Dono.
      Il tempo di Avvento continua ad illuminarci su questo significato e a svelarci come intendere ed accogliere la Presenza di Dio nella propria vita. È perciò che l’evangelista Marco passa, subito, a citare Isaia, il profeta che aveva annunciato la venuta del Signore.
Nella prima lettura (Is 40, 1ss.) ascoltiamo l’Annuncio che Isaia fa al popolo che soffre il dramma dell’esilio: è tempo di tornare, di andare verso la terra promessa, il luogo perduto a motivo delle infedeltà del popolo.
     Cinquant’anni di esilio equivalgono alla vita di una generazione, il nuovo popolo di Israele nato in terra di esilio non ha ancora visto la terra dei padri, la terra promessa da Dio. Possiamo immaginare la commozione di quella gente che aveva solo sentito raccontare della terra promessa da Dio e che i padri avevano forzatamente abbandonato perché costretti all’esilio. Sembra di scorgere, ancora oggi, vivo il desiderio di tornare a casa e, ora, tale nostalgia trova una risposta proprio nelle parole di Isaia. Ciò non per opera di conquista ma per dono, per libera concessione.
    La terra rappresenta il luogo in cui vivere bene, dove ritrovare il proprio posto, il senso dei propri giorni. In questo passo di Isaia torna più volte il termine “evangelizzare” tradotto con “annuncia la buona notizia”. La notizia è si quella del ritorno nella terra promessa, ma ancor prima è quella del perdono di Dio: è attraverso la sua misericordia che il popolo potrà tornare. È così che Isaia annuncia la potenza di Dio descrivendola con l’immagine del pastore che porta tra le sue braccia le pecorelle più fragili. 
    È in questo senso che Giovanni Battista, lo ascoltiamo nella pagina del Vangelo, si rivolge al popolo. Il battesimo di conversione trova senso proprio nel bisogno di mettersi in cammino per immergersi nella misericordia di Dio. I farisei pieni di sé, invece, rimangono spettatori pronti al giudizio, nel mentre la gente povera e fragile accorre manifestando il proprio bisogno di Dio.
    Le vesti di Giovanni parlano di questa essenzialità, necessità di poggiare la propria vita in Dio e non negli orpelli delle delicate vesti  che vorrebbero raccontare una parvenza densa di superbia e di pienezza di sé.
     L’uomo è invitato a non rimanere a guardare, a mettersi in cammino e lasciare il luogo e l’occupazione di prima per andare incontro al Signore. È, ancora, l’atteggiamento di vigilanza tipico dell’Avvento, occasione per ridestare i cuori assopiti e trovare direzione.
    Eppure Giovanni  si fa da parte, non occupa il posto del Maestro, piuttosto lo indica e lo prepara. L’Evangelizzazione nasce da questa testimonianza, si predispone la via del Signore, si indica il luogo ove trovare il Maestro. È così che Giovanni dirà di sé che non è degno di sciogliere il legaccio del sandalo, per spiegare che non è lui lo sposo da attendere.
    Il popolo di Israele è come la vedova rimasta senza marito, a motivo del suo peccato il popolo si è allontanato da Dio. In Israele le norme prescrivevamo che la donna doveva andare in sposa al parente più prossimo a meno che egli non rinunciava a tale diritto con un gesto pubblico: togliersi il sandalo e consegnarlo ad un altro pretendente. Giovanni con questa espressione indica che non è lui il Messia da seguire, lui lo sta solo annunciando, sta mostrando la Via per orientarsi ad incontrarlo. A noi che percorriamo le vie dell’Avvento resta la rinnovata scoperta dell’Incontro con lo Sposo divino.

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