apr
12
2015

Misericordia e non sacrifici...

         Papa Francesco ieri sera ha consegnato la bolla d’indizione del prossimo anni giubilare, anno della Misericordia, a sei rappresentanti dei diversi continenti del mondo. È insito il desiderio di portare in ogni angolo della terra l’Annuncio della misericordia del Signore.
         Non a caso oggi è la Domenica della divina misericordia e, prima ancora, è la Domenica in Albis cioè la domenica in cui le bianche (albis) vesti dei battezzandi venivano deposte. Infatti quanti venivano battezzati durante la notte di Pasqua tenevano per tutta la settimana la veste bianca segno della loro nuova dignità di figli di Dio rinati in Cristo. C’è un profondo collegamento tra la veste nuziale e la misericordia, la vita nuova ed il generare.
         Il termine misericordia, appunto, nella etimologia ebraica è da intendersi come un partorire. L’accezione latina ci ha fatto equivocare il senso della misericordia cristiana facendone una questione di cuore e, man mano, di emozioni. Ma colui che è eccessivamente accondiscendente non genera, non permette la vita altrui, finisce per creare continua dipendenza.
          È così che il cristianesimo per molti è diventato buonismo e in tanti hanno pensato di essere i salvatori di turno, dimenticandosi che l’unico Salvatore è Cristo. A riguardo ravvedo una certa responsabilità nella pastorale dei tempi recenti che ha contribuito ad infantilizzare la nostra società proponendo il “volemose bene” quale rimedio ai problemi quotidiani!
           Cristo ha forse detto che il cristianesimo è la bacchetta magica alle problematiche della vita? Forse Lui si è proposto come un “solutore” di problemi? Quali ricette preconfezionate avrebbe consegnato ai suoi? I discepoli non rimanevano forse scandalizzati dai suoi continui annunci di passione?
            Con ciò non si vuole attestare che la fede cristiana si fondi sul crogiuolo nel dolore, non è il certo il culto della mestizia il cristianesimo! Eppure la gioia cristiana è ben altra cosa della euforia di un momento, è il frutto del desiderio ma oggi sembrerebbe che l’umanità abbia perso il senso del desiderio!
             La misericordia, dicevamo, rimanda al generare, è questa l’immagine che traduce il senso della misericordia cristiana, quella che viene donata da Dio all’umanità. I dolori del parto, attestabili da una donna madre di figli, sono sostenuti perché lei è protesa verso una meta. L’amore include fatica e dolore ma tutto ciò procura gioia incommensurabile, felicità per la vita altrui.
             La Parola che attraversa la liturgia di questa domenica è davvero sovrabbondante. La prima lettura, dagli Atti degli apostoli (4, 32-35), racconta di come i primi cristiani avevano “un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva ma che fra loro tutto era comune”. Questa è l’esperienza della Chiesa nascente: è il cuore che rimane aperto senza chiudersi nelle logiche di appropriazione. Il cuore chiuso è quello che non perdona, che non dimentica, è il cuore di chi vuole vendetta. È proprio la logica di appropriazione a creare antagonismi, ostacoli e competizione tra gli uomini, il cuore misericordioso è il cuore che non tiene e non serba rancore ma dimentica. La misericordia non ha memoria, è dono di vita per l’altro.
            Ascoltiamo, ancora, Giovanni che nella sua lettera (1Gv 5, 1-6) si esprime con queste parole: “chi crede che Gesù è il Cristo è stato generato da Dio”. Potremmo seguire il Signore se non avessimo fatto esperienza del suo perdono? È falsa la fede che parte dal proprio convincimento, o dal volere persuadere gli altri attraverso le proprie ragioni. Noi siamo sì chiamati a dare ragione della nostra fede, ma è la misericordia a “convincere” l’altro riguardo a Cristo. Solo l’amore è convincente!
             Nella pagina del Vangelo (Gv 20, 19-31) trova compimento la Parola di quest’oggi. I discepoli sono barricati in casa, temono la persecuzione e di potere perdere la propria vita, hanno paura ad aprire. Il Risorto li raggiunge lì dove sono, Lui entra a porte chiuse, può raggiungerli perché comunque sono una Comunità riunita, anche se disorientati. Mai cedere alla tentazione che sia tutto inutile, al considerare che “siccome le cose vanno male e non comprendiamo più nulla, allora è bene smetterla”. Il Signore raggiunge l’uomo smarrito che mantiene un minimo di speranza malgrado le tante misure difensive.
            Anche Tommaso sarà toccato quando entrerà a far parte di quella Comunità, e Gesù si lascia incontrare mostrando le sue parti ferite, il luogo dell’offerta totale e, al contempo, della sua fragilità. Ecco, per lasciarsi toccare dalla Misericordia di Dio bisogna uscire dalla paura di mostrare le proprie ferite, bisogna lasciare le zone d’ombra e i nascondimenti della propria esistenza per lasciarsi guardare ed illuminare da Dio.
            Pensiamo alle Missioni di strada quali speciali occasioni per condividere e donare la misericordia di Dio, il volto tenero del Padre che cerca i suoi figli. Quanta Grazia passa in quei giorni, in particolare tanti si accostano al sacramento della Riconciliazione dopo parecchi anni e, il loro volto si illumina d’immenso…

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