lug
26
2015

Missione è fidarsi

   “Come posso mettere questo pane dinanzi a cento persone?” (2Re 4, 43). Con questa domanda si apre la Parola di Dio che ci viene consegnata in questa XVII domenica del Tempo Ordinario. Immediata la replica del profeta Eliseo: “Dallo da mangiare alla gente e ne avanzerà”. La promessa di Dio prorompe di fronte al dubbio dell’uomo!

         È questa la fiducia che Dio chiede ai suoi e su questa fede si regge il mandato missionario che Gesù consegna alla sua Chiesa. La Missione, infatti, è questione di condivisione e di apertura all’altro. Fino a quando l’uomo sarà chiuso nelle sue logiche di calcolo e di ricerca delle garanzie non riuscirà a sintonizzarsi con la voce di Dio. Lui, infatti, non ha mai cessato di parlare all’umanità, piuttosto è la risposta filiale che manca e cioè l’apertura ad un Dio Padre che si prende cura dei suoi figli. Sempre più l’umanità rimane ingabbiata dalla paura, quella che scaturisce dalla percezione di essere “soli” nell’affrontare la traversata della vita. Più l’uomo si chiude allontanando Dio e più ha paura, maggiore è la paura e più saranno le vie di fuga che verranno ad imbrigliare la vita di ciascuno (si pensi ad esempio alle nuove dipendenze del nostro tempo: internet, gioco d’azzardo, sessualità senza relazione, shopping compulsivo…).

         Ieri sera nella processione a mare che abbiamo vissuto a Mondello portando in barca la sacra effige della Madonna delle Grazie meditavo - durante la traversata appunto - quanto sia necessario per ciascuno aprirsi alla compagnia di Dio e lasciarsi rincuorare dalla sua Presenza anziché angustiarsi chiudendosi nel proprio dramma esistenziale. È come di quel bambino che sta a piangere ripiegato su se stesso e non si rende conto che accanto ci sono i genitori che si chinano su di lui con parole di fiducia e desiderio di conforto.

            L’impossibilità non sta tanto nel non avere cosa dare da mangiare ma nell’affrontare la vita da soli! Nella solitudine l’uomo si scopre povero, mancante di qualcosa, non ha un testimone di fronte che gli ricordi la bellezza della sua vita, di quello che è, del suo esserci. Maria stessa dinanzi alla proposta dell’angelo è destabilizzata, dice “come è possibile?”. Sta percependo il suo limite ma è invitata a scoprire la su fecondità a partire dalla relazione con Dio.

            L’angelo le dirà “non temere” ma ciò non traduce una mera consolazione, come “una pacca sulla spalla” per dare incoraggiamento. È un invito a poggiare la propria vita in Dio e a non affrontare la traversata, la sua missione, da sola. A riguardo è necessario chiarificare che il cristiano non dovrebbe predicare una sorta di buonismo o di soluzione consolatoria con frasi del tipo: “mettici una pietra sopra e tutto passa… non ti preoccupare che Dio ti guarirà… sforzati maggiormente e si aprirà una via”.

          In realtà constatiamo tutti che l’uomo non è capace di perdono da solo, o che da una malattia si potrebbe non guarire o, ancora, che l’altro potrebbe rimanere sempre lo stesso e la propria quotidianità continuare ad avere innumerevoli difficoltà. La differenza cristiana sta nel come si affronta tutto ciò: da soli o con Dio?

           Lo psicoterapeuta sa bene che “risolvere” immediatamente il sintomo potrebbe non guarire la persona, una determinata sofferenza è indice di un bisogno ben più grande di cui bisogna prendersi cura, per cui eliminare il sintomo, anestetizzandolo, potrebbe significare coprire il bisogno più profondo. Lo stesso vale per la guida spirituale che vorrebbe dare immediatamente una soluzione al dramma che la persona sta vivendo. Proprio quel dramma, forse, potrebbe essere la via propizia per l’apertura a Dio in modo autentico e cioè lasciando scardinare gli appoggi precedenti.

           Ho ascoltato molte testimonianze di persone che hanno scoperto il senso vero e profondo dei propri giorni solo dopo avere attraversato una grave crisi e, diversamente, ho raccolto la disperazione di persone che hanno rinnegato il giorno in cui hanno avuto una grande vincita al gioco d’azzardo perché, a partire da essa, sono entrati nel tunnel della dipendenza rovinando la loro vita, perdendo oltre ai soldi anche i loro cari, il bene più prezioso che avevano. Il mondo non ha bisogno di solutori ma di testimoni che ricordino la via da percorrere, spesso inedita e davvero preziosa.

           La novità di Maria sta proprio nell’avere affrontato ogni cosa fidandosi di Dio, dopo la replica dell’angelo che le dirà “Non temere Maria perché hai trovato grazia presso Dio”, lei si troverà ad affrontare i drammi della vita, si pensi alla difficoltà ad essere accolta al momento della nascita di Gesù, alla fuga in Egitto, allo smarrimento di Gesù al tempio. Tutti avvenimenti che diranno del travaglio quotidiano e, al contempo, della vicinanza di Dio nell’affrontare tutto questo. Il “serbare nel cuore” tutte quelle cose sarà l’atteggiamento proprio di chi non sta lì a recriminare, o ad arrabbiarsi per prendersela con tutto e tutti.

            È la postura di chi va in profondità e continua ad ascoltare. Esperienza diversa da chi tiene dentro e poi cade in depressione, diversa da chi nutre rancore e desiderio di vendetta. Maria affronterà la buona battaglia fino ai piedi della Croce, pensate lo strazio e la consegna di tutto anche lì, senza sconti. La novità sta proprio nel fatto che Maria affronterà le prove quotidiane non da sola ma con Dio. Lei coglierà in profondità qualcosa che non è immediatamente percepibile, in definitiva la proposta dell’angelo è di accettare che Dio possa realizzare in lei l’impossibile. 

           Il “date voi stessi da mangiare” è in primo luogo un invito ad entrare in relazione profonda con Gesù. È Lui a sfamare la nostra vita, a nutrirci ed orientarci nel cammino. È da Lui che scaturisce il discernimento sul da farsi, la “soluzione” per le questioni della vita.

              Gesù invita i suoi a dare loro da mangiare, non a dare cose o ad acquistare, ma a dare se stessi da mangiare (Gv 6, 1ss). Il cristiano non è chiamato a fare calcoli ma a fidarsi, perché Dio si fida di ciascuno fino a farne uno strumento del suo amore. Maria a riguardo avrà un’intuizione profonda: alla proposta dell’angelo risponderà “ecco la serva”, cioè sono disponibile ad essere strumento dell’Opera del mio Signore!

            Gesù avrà compassione di quella folla ed è così che riconoscerà la loro fame profonda, ecco il passaggio necessario: custodire la relazione con Cristo comporta aprirsi ai suoi sentimenti. Il cristiano partecipa alla comunione con Dio, è reso capace di sentire, ragionare, vedere e agire, così come Dio. È a questa comunione profonda che ci chiama la Parola di questa domenica, ancora oggi è necessario spezzare la propria vita per nutrirsi e nutrire. È questo il senso della Missione a cui è chiamato ciascuno.

 

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