mar
23
2016

Prospettiva capovolta

     Ancora il Vangelo di questa giornata (Mt 26, 14), mercoledì santo, insiste sul racconto dell’amore di Gesù di fronte al tradimento di Giuda.

   È scandaloso doverci soffermare ulteriormente su questa scena, tanto che vorremmo quasi cambiare pagina come a spostare la nostra attenzione. Eppure i Vangeli e la liturgia si fermano su questa ferita, la sottolineano quasi ad indicare che la via del discepolato passa per una consapevolezza: quella di potere essere come Giuda quando ci rapportiamo al Signore.

     A scanso di equivoci dobbiamo sottolineare quanto è grande il legame che Gesù ha con Giuda e, quindi, con tutta l’umanità che vive il dramma della lontananza da Dio. Gesù lotta e resiste mantenendo la relazione col discepolo, lo chiama “amico”, e per lui intinge il boccone dandogli da mangiare.

        Il Vangelo pare raccontarci le scene delle ultime ore di Gesù come se Lui, in modo particolare, parlasse proprio a Giuda. Leggiamo che Gesù “li amò sino alla fine”, infatti l’ultima cena apre lo sguardo verso l’Ora del compimento per la quale Dio si è incarnato al fine di donare pienamente se stesso. La crocifissione è l’estremo tentativo del tentatore di avere la meglio sulla Luce che è Cristo, ma in realtà quel momento ha segnato la vittoria definitiva della Vita sulla morte, della Luce sulle tenebre del mondo.

Il contesto del tradimento, pertanto, è quello dell’ultima cena, lì Gesù non si esprimerà attraverso segni, non ci saranno più guarigioni ma Lui donerà pienamente se stesso. Quel pane è davvero il suo Corpo, quel lavare i piedi ai discepoli, compreso Giuda, è davvero il modo in cui Dio si china sull’umanità.

Non si tratta del gesto di accoglienza in casa da parte del servo e neanche della purificazione prima di accostarsi ai pasti, Gesù pone al centro di quella Cena il suo essere Servo, come a raccontare con quel gesto che il suo modo di dare vita è da servo. Verrebbe d’impeto di reagire come Pietro, “Non mi laverai mai i piedi”, è disarmante credere a un Dio che ti serve è come fondare tutto sull’Amore!

È così che Giuda sarà accolto tra i dodici, lui è scelto da Gesù e fa pienamente parte di quella Comunità a cui il Maestro consegna la sua vita. In modo speciale Giuda riceverà il boccone da Cristo, un gesto propriamente eucaristico come a sanare quel boccone che fu offerto ad Adamo ferendolo mortalmente.

Il peccato, la morte, ora non ha più potere, è il tempo della misericordia in cui la Luce prevale sulle tenebre. Pensare che Gesù si consegna come a mostrare, con quest’ultimo gesto, che Giuda non è reo del suo arresto, è l’Amore che non tiene conto del male ricevuto, è l’Amore che trasforma il peccato dell’altro in occasione di Bene gratuito.   

 

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