mar
24
2013

Risonanza evangelica: sciolti ma legati

    Oggi la Comunità cristiana viene provocata in modo speciale dalla richiesta che Gesù, il Maestro, fa ai suoi discepoli: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”». Un mandato dato ai discepoli connotato dall’andare, dallo slegare e dall’annunciare.
       Pensando ad un percorso di lectio domenicale da proporre ai MdS mi sembra che questi tre verbi contestualizzati nel gesto eloquente di Gesù, ci diano delle coordinate chiare per ricercare la nostra identità e da lì metterci in cammino.
        Gesù con i suoi si trova a Betfage, sul versante orientale del Monte degli Ulivi. Abbiamo da una decina di minuti concluso la processione detta “delle Palme” che da Betfage, a pochi passi da Betania, arriva a Gerusalemme. Nel procedere lungo la strada al suono di musica e canti pensavo all’insegnamento del Maestro, a cosa avesse voluto trasmettere ai suoi con quell’ingresso, così apparentemente trionfale come del resto è stata la processione di oggi pomeriggio, ne scaturisce questa condivisione.
       Andate: si tratta di un andare per una ricerca, l’invio missionario cioè l’andare del discepolo è sempre una ricerca. Questo non significa caricarsi di una missione tale da dovere trovare l’altro per convertirlo e neanche dare senso alla missione solo se si trova o si fa qualcosa. Pensiamo a Francesco di Assisi il quale indicava ai frati di predicare attraverso il buon esempio e non organizzando cose da fare. Qualche frate entrava pure in crisi non comprendendo il senso dell’annunciare rimanendo in silenzio.
       Secondo questa prospettiva la ricerca esprime un atteggiamento interiore, quello dell’uomo che nell’andare cerca di stare al cospetto di Dio. È questa la ricerca fondante di ogni cristiano ed è da qui che inizia l’identità del MdS.
       Sciogliere: colui che va è invitato a sciogliere cioè liberare. La vita dell’uomo che perde la relazione con Dio diventa imbrigliata, vincolata da tanti legacci che non gli permettono più di vivere. È legato chi non si ascolta più, chi non va in profondità con se stesso ma resta in superficie. È imbrigliato chi cerca vie facili, scappatoie per fuggire dalla propria storia, è imbrigliato chi si accontenta. Sciogliere comporta volgere la propria attenzione all’altro  e questo aspetto ha una connotazione francescana: in particolare l’altro da cui non posso avere niente. Non è un cercare interessato, la missione va tradotta in dono gratuito per l’altro. Viene sciolto colui che si vede accolto disinteressatamente, senza pre-giudizi o etichette di sorta. È Dio che scioglie intendiamoci, è Lui ad assumersi la responsabilità della vita altrui, altrimenti ci crederemmo dei “salvatori” e questa è menzogna. È anche vero che Dio ci utilizza come “asini” passi il termine preso a prestito da questa pagina di Vangelo. Significa l’animale umile, pacato, che sa portare ma senza strafare, senza mettersi a correre insomma.
        Annunciare: è il contenuto basilare “Il Maestro ne ha bisogno” equiparabile a “Dio ha bisogno di te”. È chiaro che una frase simile verrebbe tuttalpiù a suscitare ilarità. Significa trasmettere che l’altro è importante, il suo esserci e la sua storia non è a caso, e che Dio vuole stabilire un rapporto di amicizia al di là dei meriti. Significa restituire dignità, importanza, all’essere umano che ci è di fronte.
        Secondo queste tre coordinate possiamo intendere l’ingresso di Gesù in Gerusalemme, Lui è consapevole del tradimento della folla che in quel tragitto lo sta acclamando, così come è consapevole della fragilità dei suoi discepoli. Eppure abbisogna di un’umile cavalcatura per ri-orientare la vita del credente: non attraverso la fierezza e la forza del tuo portamento potrai avere pienezza nella tua vita, ma accogliendo il tuo essere fragile, creatura e pertanto capace di limite.
         L’atteggiamento di Gesù, al suo ingresso in Gerusalemme, non è “impressionante”, Dio non vuole suggestionare la gente ed è impensabile una Missione tesa a scioccare un paese, un litorale o una parrocchia. Non si tratta di creare un alto tono emotivo tra i MdS o tra quanti vi stanno attorno. Terribile tentazione questa, quando un gruppo acquista una forte connotazione emotiva quanti vi si accostano per la prima volta si sentono profondamente estranei o comunque perdono di spontaneità per entrare a farne parte. L’esperienza di fraternità invece si fonda sul servizio e di conseguenza far sentire l’altro importante per quello che è, perché gli si è dato spazio.
         Gesù entrando in questo modo a Gerusalemme mostra la sua vulnerabilità e, al contempo, la forza del suo amore per loro. È questa forza che scioglie per legare in modo nuovo. I legacci creano schiavitù e dipendenza, il "legare" di Gesù consiste nell’esperienza di fede e cioè del poggiare la propria vita su di Lui che ama di amore gratuito.

         Un'ultima considerazione, sembra da questa pagina evangelica che Dio manifesti di avere bisogno della nostra disponibilità per potere essere portato, per potere entrare nei nuovi villaggi e contesti che ci è dato di attraversare.
         Ciascuno potrà tornare a meditare il suo modo di andare, sciogliere e rendere testimonianza.


 

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