gen
25
2015

Oggi è il tempo!

   Il Vangelo di questa domenica (Mc 1, 14-20) si apre con un’affermazione prorompente: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo”. Non c’è più da aspettare, non c’è un altro tempo ma l’ora è questa!
È la nostra vita ad essere l’occasione per accogliere il Vangelo ed iniziare un cammino nuovo. Non possiamo cadere nella tentazione di aspettare un ‘tempo migliore’, o rifiutarci di vivere il nostro tempo così come fu a principio per Giona (prima lettura), quando si rifiutò di accogliere la proposta di Dio ad andare a Nìnive per annunciare la necessità di conversione per ottenere la salvezza.
Dopo tante peripezie, dovute al suo rifiuto (quante volte ci complichiamo la vita rifiutando il disegno di Dio), finalmente il profeta accetterà la missione affidatagli e procurerà, in questo modo, la salvezza al popolo di Nìnive. Vivere il proprio tempo equivale a condividere il Bene che Dio ci ha affidato e questa è opportunità di liberazione anche per altri.
Il Vangelo ci dice che Gesù inizia questo Annuncio proprio nel momento in cui Giovanni viene arrestato. Pensare che apparentemente quello sarà stato un momento parecchio difficile, l’amico e ultimo dei profeti era stato arrestato, eppure il fatto in sé non arresta la forza dell’Annuncio, anzi Giovanni dal carcere diventa ancora più eloquente.
Erode ha ancora paura, Giovanni sarà scomodo anche in carcere e verrà ucciso perché la sua presenza sarà colta, comunque, come denuncia. In questo contesto di difesa della verità e della giustizia fino alle estreme conseguenze, ecco che Gesù proferisce queste parole. “Compimento” significa che il tempo ha raggiunto la sua pienezza, tutto è stato donato e ora necessita fare esperienza di sequela, dietro al Signore.
Per fare questa esperienza è però necessaria la conversione del cuore. È un cambiamento esistenziale che porta ad una mentalità e, a un sentire nuovo. Per accogliere il regno di Dio o, meglio, per entrarci dentro è necessario poggiare la propria vita su altro. È, in fondo, il senso del battesimo, l’immersione è possibile solo se ci si fida di Dio. È Lui che tirerà fuori e la riemersione indica proprio questa rinascita in Cristo. Entrando in questa prospettiva scopriremo che la Croce non è l’ultima parola, l’ultima parola viene data all’amore e al perdono. Quella della morte è una tappa fondamentale del vivere, già non appena si nasce il mistero della morte è legato a quello della vita.  La Croce diventa l’occasione per aggrapparsi con maggiore lena al Salvatore, la ferita della propria esistenza diventa il luogo in cui entrare, ancora di più, nella prospettiva di Dio.
Ma il cristianesimo comporta l’entrare in una lieta novella, non certo in una storia triste. È per questo che i primi discepoli, come ci dice il Vangelo di questa domenica, “subito” lasceranno le reti e le occupazioni del momento. In realtà si abbandona qualcosa di buono per qualcosa che appare ancora meglio, è il profondo desiderio di felicità che può portare l’uomo a rinunciare ad una carriera in vista di un servizio umile o della comunione all’interno della propria famiglia.
Una domanda sorge spontanea: rischiamo, anche pagando in prima persona, pur di annunciare il Vangelo? Quando nel nostro territorio parrocchiale trovo persone non hanno di che mangiare, mi chiedo se noi cristiani stiamo davvero accogliendo il dono della Parola che ci trasforma, facendoci pane spezzato per gli altri… 
  

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